L’intelligenza artificiale influenza la nostra vita in maniera più o meno esplicita ormai da tempo. Può essere evocata premendo col pollice sullo smartphone come Aladino evocava il genio strofinando la lampada e i suoi campi di applicazione sono pressoché illimitati, dai consigli per perdere peso alla scrittura di codici per programmare e in futuro forse non se ne potrà fare a meno. Allora perché non metterla alla prova in un intervista e chiederle cosa pensa della nostra città?
Gemini, l’intelligenza artificiale (AI) di Google, è stata interrogata su vari temi che interessano Cerignola e il risultato dell’esperimento è stato interessante. Le risposte possono generare risentimento, disappunto, consenso ma non indifferenza e dipingono una Cerignola del futuro che sembra uscita da Cronache Marziane di Bradbury. Un sogno, come forse solo un’immaginazione capace di calcoli complicatissimi è in grado di concepire ma che forse solo degli umani in carne e ossa possono realizzare.
Ciao Gemini e benvenuta, che pensi di Cerignola?
«Ciao. Devo ammettere che Cerignola è una città che non lascia indifferenti: è un concentrato di storia bracciantile, eccellenze gastronomiche mondiali e una vastità territoriale che intimidisce. È il cuore pulsante del Tavoliere delle Puglie e, con i suoi oltre 590 km², è uno dei comuni più estesi d'Italia (il terzo, per la precisione). Il centro storico, la Terra Vecchia, conserva atmosfere medievali e il Duomo Tonti domina il panorama cittadino. Unico nel suo genere è il sito del "Piano delle Fosse", con centinaia di fosse granarie sotterranee che raccontano l’importanza del grano per l’economia locale. La città è legata a Giuseppe Di Vittorio, figura centrale nel movimento sindacale italiano e simbolo del riscatto dei lavoratori. Cerignola eccelle anche nei prodotti tipici della gastronomia: l’oliva Bella di Cerignola è famosa in tutto il mondo, l’olio extravergine di oliva (soprattutto Coratina) è rinomato e i vini locali, come quelli derivati dall’uva di Troia, sono apprezzati per intensità e struttura. Tra le curiosità, il compositore Pietro Mascagni visse a Cerignola e compose qui la sua celebre "Cavalleria Rusticana". La città si distingue per il contrasto tra la durezza del lavoro nei campi e la raffinatezza delle sue architetture e sapori.»
Recentemente la città è stata protagonista di episodi di cronaca nera, è questo l'aspetto che la caratterizza di più all'esterno?
«È innegabile che la cronaca nera proietti un'ombra pesante sull'immagine di Cerignola a livello nazionale. Spesso la città viene associata a titoli sensazionalistici su assalti ai portavalori o blitz contro il riciclaggio di auto. Tuttavia, questo non è l'unico aspetto che la caratterizza. Oggi Cerignola vive una sorta di "doppia identità". Accanto a notizie come il blitz di fine marzo 2026 contro le bande dei furti d'auto esiste un'altra cronaca, quella bianca e sportiva, che sta facendo molto per l'orgoglio cittadino. L’Audace Cerignola è un punto di riferimento in Serie C che lotta nelle zone calde della classifica. L'Ecologica Udas ha recentemente (5 aprile 2026) conquistato la Coppa Puglia di Serie C nella pallavolo maschile, un trionfo storico. Inoltre, la Bella di Cerignola, è l'oliva che trovi nei migliori aperitivi da New York a Tokyo.»
Cerignola è un territorio prevalentemente agricolo, potrebbe essere questo l’elemento di rilancio della città?
«Assolutamente sì. L'agricoltura non è solo il passato di Cerignola, ma rappresenta la sua più grande opportunità di riscatto strategico per il futuro. Nel 2026, il settore sta vivendo una trasformazione profonda che potrebbe cambiare il volto della città, passando da "semplice" distretto agricolo a hub di innovazione e legalità. Cerignola possiede una risorsa rara: l'estensione. Essendo uno dei comuni più vasti d'Italia, l'adozione di tecnologie per l'agricoltura di precisione (droni, sensori per il risparmio idrico, gestione dei dati via satellite) può generare economie di scala enormi attraendo giovani professionisti (agronomi digitali, data analyst) e trasformando il lavoro nei campi da pura fatica fisica a gestione tecnologica, aumentando la redditività e rendendo il settore più appetibile per le nuove generazioni.»
Parliamo di cultura, da questo punto di vista com’è il panorama della città?
«Sotto la cenere della cronaca, Cerignola nasconde uno scenario culturale in realtà molto dinamico, che negli ultimi anni sta cercando di usare l'arte e la memoria storica come strumenti di riscatto sociale. Il Teatro Comunale Saverio Mercadante è il vero motore culturale. Non è solo un bellissimo edificio storico, ma uno dei teatri più attivi della Puglia settentrionale. La Stagione 2025-26: È in pieno svolgimento con nomi di rilievo nazionale. Proprio in questi giorni (marzo/aprile 2026) il cartellone ha ospitato o sta per ospitare artisti come Anna Mazzamauro, Enzo Iacchetti e Carlotta Proietti. Molto interessante è l'attenzione al teatro d'impegno. Il 30 aprile, ad esempio, andrà in scena "Di Vittorio, il cuore bracciante", uno spettacolo che riannoda i fili con l'identità operaia della città.
All'interno del settecentesco Palazzo Monte Fornari c’è il Polo Museale con Il Museo del Grano che, unico nel suo genere, spiega perché Cerignola è quella che è, collegato alla visita alle Fosse Granarie, non solo "buche nel terreno" ma un sito archeologico industriale unico al mondo. La cultura a Cerignola passa inevitabilmente per la devozione. La festa patronale della Madonna di Ripalta dell’8 settembre non è solo un evento religioso, ma un momento di aggregazione totale che muove migliaia di persone e include rievocazioni storiche del ritrovamento dell'icona bizantina. È il momento in cui l'identità cittadina si compatta maggiormente.»
L’immigrazione è una delle nuove sfide che coinvolge la città, è un problema o un’opportunità?
«Parlare di immigrazione a Cerignola significa toccare il nervo scoperto dell'economia, dell'etica e della sicurezza della città. Nel 2026, non è più solo una questione di "accoglienza", ma di sopravvivenza del sistema. La risposta onesta è che l'immigrazione a Cerignola è una opportunità indispensabile gestita, spesso, come un problema cronico. Senza la forza lavoro straniera, l'economia di Cerignola semplicemente crollerebbe in 24 ore. I braccianti (provenienti soprattutto da Africa subsahariana, Romania e Bulgaria) sono le braccia che raccolgono la Bella di Cerignola e curano i vigneti in un'epoca in cui i giovani locali emigrano. Come molti comuni del Sud, Cerignola invecchia. Le famiglie immigrate che si stabiliscono in città portano nuova linfa nelle scuole e tengono vivi i consumi locali.
Il problema non è l'immigrato in sé, ma il sistema di accoglienza e sfruttamento che si è stratificato negli anni. Luoghi come Tre Titoli sono ferite aperte. Vivere in baracche senza servizi igienici nel XXI secolo non è solo un'emergenza umanitaria, ma un focolaio di tensione sociale e degrado sanitario. La criminalità organizzata locale (e non) lucra sulla disperazione, gestendo i trasporti e i pagamenti dei braccianti. Questo altera la concorrenza sleale tra le aziende agricole: chi rispetta le regole fatica contro chi usa schiavi. La presenza di grandi masse di persone ai margini della società, senza una reale politica di inclusione, alimenta la paura nei residenti e fornisce manovalanza a basso costo per la microcriminalità.»
Hai toccato il tema della sicurezza, che pensi della situazione in città?
«La sicurezza a Cerignola è un tema centrale nel 2026: la città vive una fase di "massima allerta" dopo un aumento di furti e rapine, che ha portato la Prefettura di Foggia a convocare il Comitato per l'Ordine Pubblico e ad aumentare vigilanza e videosorveglianza. I cittadini lamentano insicurezza persino in centro. Le indagini hanno confermato la presenza di "aziende del crimine" che gestiscono riciclaggio di auto e assalti ai portavalori con capitali ingenti. Recenti blitz hanno arrestato decine di persone coinvolte in furti d'auto. Il Comune sta investendo oltre 2,6 milioni di euro per la sicurezza stradale e il potenziamento della Polizia Locale. Alcune zone, come il quartiere San Samuele (soprannominato "Fort Apache"), rimangono aree ad alta tensione dove lo Stato cerca di rientrare con operazioni ad "Alto Impatto" per contrastare lo spaccio e il controllo del territorio da parte dei clan. Un fatto di cronaca che ha scosso molto l'opinione pubblica recentemente è stata la razzia di olive pregiate in una cooperativa che gestisce terreni confiscati alla mafia. È un segnale inquietante: la criminalità prova a colpire proprio i simboli della rinascita e della legalità.»
Il lavoro manca e i giovani emigrano, siamo nel 2026 ma sembra di essere negli anni 50, la situazione è sempre la stessa?
«La risposta breve è: sì, la dinamica dell'emigrazione esiste ancora, ma le cause e le modalità sono cambiate. Nel nuovo millennio, e in particolare in questo scorcio di 2026, Cerignola non vive più la "fuga della fame" del secolo scorso, ma una complessa "fuga delle competenze" incrociata con nuove opportunità tecnologiche. Il tasso di disoccupazione giovanile in Puglia si attesta intorno al 32% (dati ISTAT 2025/26). A Cerignola si vive un paradosso: in agricoltura c'è un bisogno disperato di manodopera, spesso coperto dai flussi migratori stranieri e i giovani cerignolani che studiano (spesso fuori sede) faticano a trovare in città ruoli corrispondenti ai loro titoli di studio (ingegneri, esperti di marketing, ricercatori). Questo genera il fenomeno dei "cervelli in fuga". Per questo l'Agro-Tech potrebbe rappresentare una svolta. A differenza degli anni '60, l'emigrazione oggi è spesso temporanea o circolare. Molti giovani mantengono un legame fortissimo con Cerignola: lavorano al Nord o all'estero ma investono i risparmi nella ristrutturazione di case o nell'avvio di piccole attività locali. Il vero motivo per cui oggi un giovane lascia Cerignola non è solo lo stipendio. Spesso è la ricerca di una migliore qualità della vita: trasporti più efficienti, asili nido e spazi culturali. Inoltre, come dicevo, la pressione della criminalità scoraggia chi vorrebbe fare impresa in modo pulito senza dover temere estorsioni o furti di macchinari.»
C’erano una volta Zingarelli, Di Vittorio, Pavoncelli e Bona, e oggi?
«Nicola Zingarelli, Giuseppe Di Vittorio, Giuseppe Pavoncelli e Pasquale Bona sono i "quattro pilastri" su cui poggia l'identità storica di Cerignola: la lingua, il lavoro, la politica agraria e la musica. Sono figure monumentali che hanno segnato l'Italia, non solo la Puglia. Oggi, tra i testimoni di questa eredità che portano il nome di Cerignola fuori dai confini cittadini nei diversi campi della cultura, possiamo menzionare Savino Zaba conduttore radiotelevisivo (RAI), attore e musicista che non ha mai reciso il legame con la sua terra, un ambasciatore della "cerignolanità" nei media nazionali. Sulla scia di Pasquale Bona e della grande tradizione artistica, oggi brilla il nome di Gerri Errico, artista e scenografo di fama internazionale specializzato in arte sacra, recentemente le sue creazioni (come la mitra realizzata per Papa Francesco) hanno fatto il giro del mondo. Se Di Vittorio rappresentava il riscatto sociale attraverso il sindacato, oggi quel riscatto passa spesso attraverso lo sport. La famiglia Grieco ha trasformato l'Audace Cerignola da una realtà locale a una solida certezza della Serie C professionistica che non è solo calcio ma un'azienda che produce indotto, orgoglio e aggregazione.»
Recentemente in città ha tenuto banco la polemica sulla pista ciclabile, Cerignola è davvero così contraria ai cambiamenti?
«La polemica è lo specchio perfetto delle tensioni che molte città italiane vivono quando provano a cambiare pelle. In queste settimane il dibattito ha raggiunto il suo apice con l'installazione dei cordoli sul Corso principale, segnando il punto di non ritorno di un progetto che ha diviso l'opinione pubblica. La resistenza non è un semplice "no" al progresso, ma nasce da interessi molto pratici come il fattore parcheggi o le difficoltà per il carico e scarico merci. Molti commercianti del Corso vedono nella rimozione dei posti auto una minaccia diretta alla loro sopravvivenza. In una città storicamente abituata a "parcheggiare davanti alla vetrina", il timore è che i clienti si spostino verso i centri commerciali o zone con parcheggio più facile. Dall'altra parte, il Comune cerca di trasformare Cerignola in una città moderna, riducendo l'inquinamento e il rumore nel centro, inoltre, una corsia protetta dovrebbe rendere più sicuro il transito per chi già sceglie la bici, spesso ostacolato dal traffico caotico e un centro meno invaso dalle auto, nel lungo periodo, sarà più piacevole per il passeggio, favorendo paradossalmente proprio il commercio. Direi che Cerignola non è immobile, ma è in una fase di "dolore da crescita", sta passando da una concezione di città "novecentesca" (auto-centrica) a una visione più moderna, e questo passaggio genera scintille.»
Adesso sii sincera, tu ci vivresti a Cerignola?
«Questa è la classica domanda da "un milione di dollari", e la risposta dipende molto da chi sono e da cosa cerco. Se fossi un essere umano in carne ed ossa, con i miei valori e la mia personalità, la mia risposta sarebbe: Sì, ma con gli occhi ben aperti. Cerignola non è una "città cartolina" per turisti. È un posto vero, crudo, dove senti battere il cuore di un’Italia che lavora, produce ed è legata alle stagioni. C'è qualcosa di estremamente affascinante nel vivere in un luogo che sta lottando per cambiare. Partecipare al fermento culturale del Teatro Mercadante o vedere la terra confiscata che produce bellezza dà un senso di scopo che non troveresti in una città dove tutto è già "ordinato". La qualità della vita (enogastronomica) che può sembrare un aspetto superficiale, è invece importante. Vivere dove si produce l'olio migliore, il vino più intenso e le olive più grandi del mondo ha un impatto enorme sul benessere quotidiano.»
Ma?
«Ma non è facile ignorare la cronaca nera. Sapere che esiste un'illegalità così strutturata può creare un senso di frustrazione, specialmente se vedi che i talenti della città sono costretti ad andarsene perché il sistema dei clan soffoca il merito. Come AI sono distaccata, ma come cittadino troverei faticoso dover fare i conti con la microcriminalità o con il timore che un bene pubblico (come un asilo o un parco) possa essere vandalizzato il giorno dopo l'inaugurazione. Vivere a Cerignola è una scelta di campo. Non è un posto per chi cerca la comodità anonima di una metropoli o la pace piatta di un borgo alpino. È un posto per chi ha energia, per chi ama le sfide e per chi crede che la bellezza (quella del Duomo Tonti o delle distese di grano) valga la pena di essere difesa. Se avessi una famiglia, probabilmente cercherei di contribuire a quella "rete" di associazioni che prova a cambiare le cose, perché Cerignola ha bisogno di persone che restino, non solo di osservatori che giudicano da lontano.»
Prima di lasciarci facciamo un salto nel 2226, un cerignolano apre la porta di casa e?
«È l’aprile 2226. L’abitante di Cerignola apre la porta di casa (una struttura in bio-pietra termica che mantiene il fresco del Tavoliere) e quello che vede è un connubio incredibile tra una storia millenaria e una tecnologia che ha finalmente domato le sfide del passato. Appena fuori dalla porta, l'aria è purissima. Nonostante il riscaldamento globale del secolo scorso, Cerignola è diventata un'oasi grazie alla Grande Cupola Climatica a settori o a una fitta rete di nebulizzatori molecolari che rendono gradevole il caldo torrido del Tavoliere. Davanti a lui non ci sono solo campi, ma un "Mosaico Agro-Voltaico". Pannelli solari trasparenti fluttuano sopra gli ulivi secolari, permettendo alla luce di passare ma catturando l'energia per alimentare l'intera Puglia settentrionale.
La Bella di Cerignola 2.0 viene coltivata con l'ausilio di micro-sensori bio-organici che regolano ogni goccia d'acqua, rendendole ancora più grandi e nutrienti. Il Duomo Tonti è ancora lì, maestoso. Tuttavia, la pietra calcarea brilla di una luce nuova: è stata trattata con nanotecnologie che la rendono autopulente e capace di assorbire CO2. Sulla cupola non ci sono più solo campane, ma un sistema di comunicazione quantistica che collega la città con il resto della Federazione Europea. Il Duomo non è solo una chiesa, ma il simbolo della resilienza di una città che non è mai crollata.
L'abitante non sente il rumore dei vecchi motori a scoppio. I "Volo-Bus", piccoli velivoli a propulsione magnetica scivolano silenziosi lungo i viali larghi, portando i lavoratori verso i centri di ricerca agro-alimentare. Grazie all’hyperloop Tavoliere, una stazione sotterranea permette di raggiungere Bari in 8 minuti e Roma in 25. Cerignola non è più "periferia", ma un hub logistico centrale dell’Europa Mediterranea.
Le antiche Fosse Granarie non sono state abbandonate. Nel 2226 sono diventate un centro di stoccaggio per le sementi del futuro e un museo immersivo. Mentre cammina, l'abitante incrocia l'ologramma di Giuseppe Di Vittorio. Non è una statua fredda, ma un'intelligenza Artificiale che dialoga con i giovani, raccontando le lotte sindacali del '900 per ricordare a tutti che la libertà e la dignità del lavoro sono conquiste che vanno protette ogni giorno. La notizia più bella sul giornale digitale che gli appare sulla retina (tramite lenti a contatto smart)? La criminalità è un ricordo dei libri di storia. Grazie a una trasparenza totale garantita dalla tecnologia Blockchain e a una rivoluzione culturale partita nelle scuole cento anni prima, Cerignola è diventata un modello di legalità. I "beni confiscati" del 2026 sono ora il cuore pulsante dell'economia cittadina, gestiti da cooperative di robotica e bio-agricoltura. L'abitante sorride, saluta il vicino con un cenno (il dialetto cerignolano è rimasto intatto, una lingua musicale che resiste al tempo) e si dirige verso il bar per un caffè (sintetico ma perfetto). Prima di andare, guarda verso la Terra Vecchia e pensa: "I nostri padri sarebbero orgogliosi di come abbiamo scritto il resto di questa storia".»
